E' stata un’esperienza unica e irripetibile: un salto indietro nel tempo dove la natura è ancora selvaggia e paradisiaca.
I 15 giorni di tour sono trascorsi attraversando strade impervie e un susseguirsi di emozioni, odori, sapori, colori, paesaggi e animali come fossimo all’interno di un documentario. Sì, proprio in uno di quei reportage che si vedono in tv, completi di tutto: vasti laghi salati, sconfinate savane, impenetrabili foreste, tramonti indimenticabili, ma che svelano anche tanta povertà e arretratezza data dalla scarsissima presenza di reti stradali, elettriche, fognarie e delle più basilari norme igieniche.
Come un film in cui vedi ospedali, chiese, orfanotrofi e scuole, ma non a sufficienza per sopperire alle esigenze della popolazione, in particolare degli innumerevoli bimbi polverosi il cui sguardo arriva dritto al cuore, senza passare dagli occhi, troppo pieni di immagini tanto insolite per chi è abituato al benessere, ai semafori e al cemento della nostra società sviluppata.
E’ stata una luna di miele agrodolce, fatta di piacevoli camminate, lunghe chiacchierate e impreviste danze con la gente locale; all’acre sudore delle loro fatiche si sono mischiati calorosi sorrisi e un’accoglienza straordinaria, per la disponibilità del personale delle strutture ricettive, la professionalità dei renger, per i bambini che urlavano e ci salutavano gioiosi ogni volta che vedevano passare il pulmino guidato impavidamente da Ronad in compagnia del simpaticissimo David.
Siamo stati dei “muzungu” privilegiati, scarrozzati a suon di “African massage”, lo slogan che raddolciva i costanti sobbalzi, mentre si procedeva allegramente tra coccodrilli, ippopotami, giraffe, facoceri, bufali, elefanti… sentendoci sempre, sempre al sicuro. Persino durante le escursioni a piedi in cui ci siamo trovati, impalati e meravigliati, dinanzi al silver back, il capo della famiglia dei primati che abbiamo avuto il piacere di incontrare, senza neanche tanta fatica! Osservando i componenti a pochi metri di distanza da dove mangiavano oppure schiacciavano un pisolino, i gorilla di montagna ci sono sembrati docili quanto le numerose e coloratissime farfalle avvistate all’interno dello stesso parco.
Non dimenticheremo mai i cuccioli che giocavano a farsi i dispettucci…proprio come i nostri bambini. Incredibile! Per non parlare del ricordo indelebile della notte in cui siamo rimasti bloccati su una strada impercorribile a causa di “lavori” di manutenzione e pioggia che avevano fatto impantanare un camion e creare una lunga fila di mezzi impossibilitati a proseguire. E’ stata in questa occasione che abbiamo particolarmente apprezzato anche il gruppo con cui abbiamo condiviso quest’avventura: persone dallo spiccato spirito di adattamento, capaci di ironizzare in ogni circostanza, solidali, colti e divertenti. Dei perfetti compagni di viaggio! Con loro abbiamo condiviso i grossi interrogativi legati alle condizioni dell’Africa, dal perché gli autoctoni continuano a zappare la terra senza l’uso di mezzi più evoluti, alle dinamiche delle numerose guerre, fino al cercare di comprendere le più profonde e, forse inspiegabili, cause del genocidio.
Durante gli spostamenti più lunghi, le letture e le spiegazioni di Eviana, la nostra affezionata guida italiana, erano un concentrato di informazioni storico-culturali utili a contestualizzare quanto andavamo a visitare.
A tutti loro va un saluto speciale e un sincero ringraziamento per averci accompagnato e condotto in queste meravigliose e indimenticabili terre.
Auguriamo a ogni lettore di poter visitare la Perla dell’Africa, non solo per ammirare le bellezze naturalistiche, ma per rendersi conto di persona del bagaglio con cui si torna da un viaggio di questo tipo. Sicuramente una valigia indelebilmente macchiata di terra rossa, stracolma di souvenir di artigianato locale e di forti sensazioni: dal piacere che si prova per l’aver dedicato un po’ del proprio tempo a un Paese che ha tanto bisogno delle nostre attenzioni, alla serenità data dal vedere la felicità che possono trasmettere le piccole cose. Sia pur passando attraverso il profondo senso di impotenza verso i numerosi bisogni di un popolo pieno di speranze e desideri spesso impossibili da soddisfare, e, soprattutto, per la domanda: “quali saranno i loro reali bisogni?”.
Buon Uganda e Ruanda!
Giusy e Alberto |