Questo articolo è dedicato a Sara, amica e compagna del nostro viaggio in Mozambico, scomparsa pochi giorni dopo il ritorno. Scrivo per lei, scrivo con lei nella condivisione profonda con cui abbiamo vissuto il senso di questo viaggio, sigillo della sua vita, memoria inalienabile del nostro futuro.
Il senso del viaggio.
“La luna cammina lenta
ma attraversa il mondo”
(proverbio africano)
Con queste parole di antica saggezza voglio aprire questo racconto di viaggio in Mozambico dove, dall’11 al 26 luglio 2009, abbiamo percorso lungo le strade e le piste del paese un pezzo di vita indimenticabile tra le bellezze incontaminate dell’ambiente, la fatica della gente ancora incredula che la guerra sia finita davvero e la grandiosa opera dei volontari del CCS e dei missionari che attraversano e condividono la vita quotidiana del popolo mozambicano, seminando in esso semi di speranza, autonomia, riscatto.
Abbiamo visitato città, parchi, villaggi, comunità, sostato all’ombra delle grandi piante che sono state per noi il “salotto” di incontri indimenticabili, gustato i piatti semplici e squisiti della loro cucina, assaporato albe e tramonti immersi nei silenzi di una natura ora restituita al suo splendore, respirato il vento fresco dell’oceano che spettina le palme sui viali e increspa le onde sui litorali di candida sabbia.
E’ stato questo un viaggio davvero unico in cui la felice sintesi tra scoperta del paese nella sua bellezza e nella sua cultura da un lato e contatto umano diretto negli incontri con le comunità gestite dai giovani volontari dall’altro ci ha permesso in un tempo breve di guardare questo pezzo di Africa con occhi consapevoli e di ritornare con un desiderio di impegno e di condivisione. Si potrebbe quasi dire che dopo questo viaggio il nostro orizzonte è cambiato, niente è più uguale a prima, il gusto della vita assume un altro sapore, più importante e più denso….Sono soprattutto gli occhi di velluto di infiniti bambini e bambine, i loro sorrisi che all’improvviso illuminano le faccine nere, le voci fresche come sorgenti di allegria a sorprenderci di continuo nella memoria e a riaprire i nostri cuori al desiderio della speranza.
Note di percorso.
La capitale Maputo ci ha accolto nella luce dell’inverno australe con i suoi grandi viali, i giardini, i mercati con lo splendido lavoro degli artigiani – artisti, la prima ottima grigliata di pesce freschissimo gustata all’ombra delle piante al mercato, lasciandoci sorpresi per l’assenza – tra i mille volti incontrati – di visi anziani, di quei vecchi e vecchie del Mozambico di cui abbiamo letto le storie nei bei racconti di Mia Couto, il più famoso scrittore del paese, tradotto anche in Italia. Già, il Mozambico “non è un paese per vecchi” perché molto presto, a soli 40 anni, si colloca il confine dell’aspettativa di vita in questo paese. Quasi a bilanciare questo tragitto così breve sono le migliaia e migliaia di bambini che si affollano in tutti i luoghi che abbiamo visitato: nella comunità di Antigos Combatentes e a Ngolhosa con CCS, nella missione salesiana di Inharrime, in quella della Madri della Consolata a Massinga, a Vilanculos e Nhamatanda ancora con CCS e poi ovunque, nei villaggi e nei mercati i bambini si ammassano, correndo come stormi di uccellini, per accucciarsi all’ombra, per cantare e fare festa. Il paese dei bambini ci ha accolto così, in momenti di vera commozione dove, oltre le parole, oltre i linguaggi, oltre le culture, è l’umanità pura che ci guarda e si guarda da vicino, senza schemi e senza schermi.
Abbiamo pranzato in comunità dove uomini e donne si affaccendavano per accoglierci e farsi conoscere con la danza, la musica tradizionale, il teatro di strada, il lavoro. I mediatori mozambicani del CCS - fondamentale anello di emancipazione e di autonomia – sprigionavano energia e simpatia. Essenziale il loro impegno nel campo formativo ed educativo! Le …piccole scuole rurali (800 – 1000 – 1500 bambini !) con aule poverissime e banchi fittissimi adottano orti da coltivare e i bambini le riconoscono come luogo importante, tanto da accorrere, chiamati dalla scuola, nei giorni di vacanza per prepararsi, per festeggiare e cantare o danzare per il nostro arrivo. “ A nossa escola - é bonita – é bonita – como um girassol!” questo cantavano gli infiniti bambini di Vilanculos e noi pensavamo con malinconia agli alunni delle nostre scuole italiane, ricolmi di inutili oggetti costosi e privi di quella gioia autentica…
E pure nell’orfanotrofio delle Salesiane che raccoglie una cinquantina di bambine e ogni giorno risponde ai grandi bisogni della comunità esterna ( con il pane, con l’acqua…) si respira una fiducia sincera che rispende nel sorriso delle suore, solo 6 davanti agli infiniti problemi di tutti, che ogni sera possono dire:” Anche oggi con l’aiuto della provvidenza ce l’abbiamo fatta”. Queste donne meravigliose nella loro profondità umana, nella fede, nella capacità creativa sanno rispondere alle necessità in assenza di risorse. A Massinga le madri (solo 3 e non giovani) non avendo farmaci coltivano erbe officinali per curare malattie gravissime, aiutano le mamme ad alimentare i loro bambini, tutti sotto peso, tutti a rischio di vita, costruiscono casette dove accolgono le ragazze che vogliono studiare. Il lavoro è la loro preghiera autentica.
Tutti gli sforzi di queste persone convergono in una dimensione non di semplice assistenza, ma di costruzione dell’autonomia, di formazione e crescita delle nuove generazioni, di emancipazione.
Forse per questo nel poverissimo Mozambico, agli ultimi posti nel mondo tra i paesi sottosviluppati, si respira una dimensione spesso assente anche nei paesi cosiddetti “sviluppati”, il senso profondo della dignità del lavoro umano. Quanto bene ci restituisce allora il viaggio in questo paese che non mendica, che non piange, che non punta il dito contro i nemici, ma cerca di ritrovare in sé, con fatica, con pazienza, con lentezza risorse di libertà!
Le strade che abbiamo percorso, un po’ asfaltate e lisce, un po’ a buche, un po’ sterrate sono una metafora efficace del paese, ne esprimono quasi l’anima, almeno in questa fase della sua storia colta in un cammino talvolta piano, talvolta faticoso e difficile. Nella pazienza snodata su queste strade, sempre percorse ai lati soprattutto da donne cariche di bambini e di fagotti portati sul capo, armoniose ed eleganti pur nella loro fatica, il passo di questa umanità in cammino si accompagna ad una natura e ad un paesaggio si sublime bellezza: baobab lungo la strada, fiori, alberi, piante di banano, anacardi, ananas, manghi enormi segnano itinerari punteggiati da capannine poverissime, ma linde e spazzate. I fiori crescono anche nelle latte arrugginite sulle soglie di queste casette.
I tre parchi visitati (presso Maputo il parco di Mucapana, con giraffe, zebre, struzzi, lungo la costa a Vilanculos le isole Bazaruto, verso l’interno non lontano da Beira il grande parco di Gorongosa con leoni, elefanti, impala, coccodrilli, facoceri…) hanno arricchito il viaggio con le immagini di una natura vincente, dopo la distruzione drammatica della lunga guerra civile che ha visto la scomparsa quasi totale degli animali per il bracconaggio, la disseminazione delle mine antiuomo i cui effetti ancora si possono notare nei tanti mutilati che si incrociano. Oggi i bracconieri sono diventati ranger del parco, 400 persone trovano lavoro nella tutela e nella conservazione dell’area, mentre i villaggi vicini sono aiutati a sviluppare progetti agricoli e coltivazioni.
All’ombra di un mentre
Il nostro viaggio non è stato facile, ma ricco e senza l’apporto del CCS non sarebbe possibile avere del paese un’immagine reale, ma forse soltanto una cartolina. Per questo la nostra esperienza è stata un dono con cui potremmo sederci, per dirla con Mia Couto, “all’ombra di un mentre”, trovando la quiete che cerchiamo in un “congedo dalla città urbana”, dove abbiamo incontrato persone che “insegnano alla vita ad essere bella”.
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